“Il vino è uno dei maggiori segni di civiltà nel mondo”. E’ così che Hemingway parlava per descrivere il nettare di Bacco. Il vino rappresenta da segno un elemento importante anche per il turismo di Jesolo, molto conosciuto anche per la sua cucina. La produzione del vino, d’altra parte, è una tradizione che la città si porta appresso da anni, come ben sottolinea la decennale ‘Festa dell’Uva e del Vino’ che si svolge ogni anno a settembre. Lo scrittore e giornalista Giampiero Rorato ha dedicato un ampio spazio della sua ricerca, allo sviluppo della vitivinicoltura.

Ricorda la presenza del Raboso Veronese nel secolo scorso, “Prima ancora che avvenisse l’Unità d’Italia”. “Nonostante la grande specializzazione che ha caratterizzato in questi anni la viticoltura… il Raboso Veronese resta ancora un vino eccellente, uno dei migliori per esaltare i piatti della cucina contadina e, in molti casi, anche valliva”. E ancora. “A partire dai recenti anni cinquanta si assiste al rinnovamento della viticoltura e fanno la loro comparsa vitigni d’origine francese, come il Merlot, il Cabernet, il Pinot nero, con presenze sempre più diffuse di vecchi vitigni autoctoni del Veneto Orientale, il Tocai, il Verduzzo, il Riesling (chiamato da sempre ‘Ariesi’) e ancora altri, divenuti di gran moda…”, … “Oggi si trovano, dunque, anche qui l’elegante e raffinato Chardonnay, il profumato e fragrante Pinot bianco, il Pinot grigio fruttato e caratteristico, il sapido e fresco Sauvignon, l’aromatico Riesling, il generoso Tocai e molti bianchi ancora e, fra i rossi, il nobile Cabernet, il gentile Malbech, il godibile Pinot nero e altri vini ancora”.
“La cucina jesolana ha, dunque, nelle vigne disegnate alle spalle dei lidi dei vini giusti per essere apprezzata ancora meglio, vini seri, che nel 1971 hanno ottenuta la denominazione di origine controllata ‘Piave’, quale omaggio alle laboriose genti che vivono lungo il grande fiume, le cui acque sono intimamente collegate alla storia di questa località”.
Cucina che si sviluppa in quattro aree che si possono ben delineare, ognuna delle quali esprime delle caratteristiche, con delle specifiche peculiarità che esaltano la tradizione culinaria della cittadina balneare. A cominciare dal porto di Cortellazzo, che rappresenta un importante punto di riferimento per la cucina marinara di Jesolo e il suo entroterra. I numerosi ristoranti che qui si sviluppano, che possono essere scelti a occhi chiusi, ne rappresentano una dimostrazione. Dalla ‘pescadèe (la minutaglia rimasta impigliata nella rete, tra passerini e granchietti, aguillette e seppioline, per il più classico del fritto misto) ai molluschi più prelibati, ai crostacei. Le Feste Marinare d’agosto rappresentano un insieme di tradizione, popolare e marinaresca, e arte culinaria.
C’è, quindi, la zona che si individua tra il Sile e il Piave, i due fiumi che avvolgono la città e che ospitano molte varietà di pesci, come anguille, tinche, carpe, lucci e pescitrota.
C’è un’area che è uno spettacolo naturale, ma anche una fonte straordinaria per la cucina, quella delle valli: le Valli degli Orcoli, delle Fosse, Paluda e Dragojesolo, la Valle del Cavallino. Oggi, come allora, la laguna Nord è un piccolo paradiso: i molti uccelli d’acqua, i germani reali, le alzavole, le marzaiole, i fischioni e tanti altri uccelli che qui trovano ospitalità. Dalle valli arrivano anche gli ‘spunti’ culinari. Tra i pesci le orate, i branzini, le anguille, i cefali e così via.
Senza dimenticare la terraferma, ovvero la vita di campagna, che si esprime anche attraverso i vari agriturismo che si sono sviluppati negli ultimi anni. Con la cucina che trova ancora risorse a piene mani, dalle verdure e gli ortaggi di vario tipo, agli animali da allevamento da cortile. E anche qui le varie feste paesane che si svolgono soprattutto nel corso dell’estate, danno un ulteriore sapore alla tradizione culinaria jesolana.
|